Vai al contenuto
🎉 -20% su tutti i corsi! Usa il codice

Assistenza: [email protected]

Tecnologia e AI

Come creare agenti AI: guida pratica agli AI agent

Un agente AI unisce un modello linguistico, strumenti, memoria e un loop di ragionamento per raggiungere un obiettivo. Ecco come funziona e come costruirne uno, con onestà su costi e limiti.

Aggiornato
Lettura
23 min

In breve

Creare un agente AI vuol dire dare a un modello linguistico strumenti, memoria e un ciclo che decide e agisce, mettendo da subito permessi e limiti.

Indice · 14 sezioni
  1. Cosa sono gli agenti AI: LLM, strumenti, memoria e loop di ragionamento
  2. Chatbot e agente AI: qual è la differenza concreta
  3. Come creare agenti AI: dai mattoni al primo prototipo
  4. Un esempio concettuale di agente, descritto a parole
  5. Casi d'uso reali degli agenti AI
  6. Cosa serve imparare per creare agenti AI
  7. Esempio numerico del costo di un agente AI
  8. Rischi e limiti degli agenti AI, detti con onestà
  9. Framework e strumenti per costruire agenti
  10. Agente singolo o sistema multi-agente
  11. La pianificazione: come un agente scompone un obiettivo
  12. Mettere a punto e osservare un agente in produzione
  13. Come iniziare a creare agenti AI senza perdersi
  14. Dove approfondire: percorsi per creare agenti AI

Capire come creare agenti AI significa prima di tutto sapere cosa li distingue da un normale assistente conversazionale. Un agente non si limita a produrre testo in risposta a una domanda: riceve un obiettivo, decide quali passi compiere, usa strumenti esterni per raccogliere informazioni o eseguire azioni, osserva il risultato e sceglie la mossa successiva. Ripete questo ciclo finché non ha portato a termine il compito o finché non si arrende a un limite che gli è stato imposto.

In pratica un agente AI nasce dall'unione di quattro ingredienti: un modello linguistico che ragiona, un insieme di strumenti che gli danno braccia e occhi, una forma di memoria per non ripartire da zero a ogni passo, e un ciclo di controllo che lega il tutto. Questo testo ricostruisce ciascun pezzo in modo accessibile ma corretto, mostra la differenza concreta tra un chatbot e un agente, passa in rassegna i casi d'uso che funzionano davvero e dice con onestà cosa serve imparare, quanto costa e dove questi sistemi si rompono.

Niente promesse di autonomia totale. Gli agenti sono potenti e fragili allo stesso tempo, e il valore di un buon percorso di studio sta esattamente nel mostrare entrambe le facce.

Cosa sono gli agenti AI: LLM, strumenti, memoria e loop di ragionamento

Un agente AI è un sistema software che usa un modello linguistico come "cervello" per decidere, passo dopo passo, come raggiungere un obiettivo assegnato. La parola chiave è decidere. Un modello da solo prevede testo; un agente usa quel testo come decisione su cosa fare adesso. La differenza sembra sottile, ma cambia tutto: si passa da uno strumento che risponde a uno strumento che agisce.

Conviene smontare il sistema nei suoi componenti, perché chi li confonde non riesce poi a progettare nulla di solido. I quattro mattoni sono sempre gli stessi, anche quando cambiano i nomi commerciali e le librerie di moda.

Il modello linguistico: il motore delle decisioni

Al centro c'è un modello linguistico, lo stesso tipo di sistema che alimenta gli assistenti di chat. Qui però non viene usato per chiacchierare, ma per produrre, a ogni giro, una decisione: "cerca questa informazione", "chiama questo servizio", "ho finito, ecco la risposta". Il modello non esegue nulla direttamente. Genera l'intenzione in un formato strutturato, e un software attorno a lui la trasforma in azione reale. Questa separazione netta tra chi decide e chi esegue è il primo concetto da fissare, perché è anche la base della sicurezza del sistema.

La qualità del modello incide molto. Un modello più capace sbaglia meno nel pianificare e nel scegliere lo strumento giusto, ma costa di più e risponde più lentamente. Un modello piccolo può bastare per compiti semplici e ripetitivi. Non esiste la scelta universale: esiste il modello più economico che supera la soglia di affidabilità richiesta dal compito.

Gli strumenti: come un agente agisce nel mondo

Gli strumenti sono le funzioni che l'agente può invocare per fare qualcosa che il solo testo non copre: cercare sul web, interrogare un database, leggere un file, inviare una email, eseguire una riga di codice, chiamare l'API di un servizio esterno. Tecnicamente si descrivono al modello con un nome, una spiegazione di cosa fanno e l'elenco dei parametri che accettano. Questa descrizione è ciò che il modello legge per capire quando e come usarli.

Il meccanismo con cui il modello richiede uno strumento si chiama function calling: invece di scrivere una frase, produce una struttura che dice "voglio usare lo strumento cerca_cliente con il parametro nome uguale a Rossi". Il software esegue la ricerca vera, prende il risultato e lo restituisce al modello, che lo legge e decide il passo seguente. La capacità di un agente di fare cose utili dipende quasi del tutto dalla qualità e dalla chiarezza degli strumenti che gli metti a disposizione. Strumenti descritti male producono agenti che sbagliano a scegliere; strumenti ben descritti producono agenti molto più affidabili senza cambiare il modello.

La memoria: breve e a lungo termine

Un modello linguistico, di base, non ricorda niente tra una chiamata e l'altra. Per questo un agente ha bisogno di memoria esplicita. La memoria di lavoro, a breve termine, è la cronologia dei passi compiuti nel compito corrente: cosa ha deciso, quali strumenti ha chiamato, quali risultati ha ottenuto. Viene rimandata al modello a ogni giro, così da non perdere il filo di ciò che sta facendo.

La memoria a lungo termine serve a conservare informazioni oltre il singolo compito: preferenze di un utente, fatti appresi in sessioni precedenti, documenti di riferimento. Spesso si realizza con un archivio esterno interrogato tramite ricerca semantica, lo stesso principio alla base del recupero di documenti. Senza memoria un agente è smemorato e inefficiente; con troppa memoria mal gestita diventa lento e costoso, perché ogni token riportato nel contesto si paga. Trovare l'equilibrio è una delle competenze pratiche più sottovalutate.

Il loop di ragionamento: il ciclo che tiene tutto insieme

L'ultimo pezzo, quello che trasforma gli altri tre in un agente vero, è il loop di ragionamento. È il ciclo che si ripete: il modello osserva lo stato attuale, ragiona sul da farsi, decide un'azione (usare uno strumento o concludere), il software esegue, il risultato torna al modello e il giro ricomincia. Questo schema ha un nome diffuso nella pratica, ReAct, abbreviazione di "ragiona e agisci", perché alterna un passo di pensiero a un passo di azione.

Il loop ha bisogno di condizioni di uscita chiare, altrimenti un agente può girare all'infinito o incaponirsi su una strada sbagliata. Si impostano quindi limiti: un numero massimo di passi, un tetto di spesa, un timeout. Capire il ciclo è la chiave di tutto il resto, perché spiega sia la forza degli agenti (si adattano, non seguono uno script rigido) sia la loro fragilità (un errore a metà strada si propaga nei passi successivi).

Chatbot e agente AI: qual è la differenza concreta

La domanda torna in ogni discussione e merita una risposta precisa, perché il confine è spesso venduto in modo confuso. Un chatbot risponde a un messaggio con un messaggio. Riceve testo, produce testo, si ferma. Può essere bravissimo a spiegare, riassumere, tradurre, ma non compie azioni nel mondo e non decide una sequenza di passi: ogni turno è a sé.

Un agente riceve un obiettivo, non un semplice messaggio, e per raggiungerlo compie più passi concatenati, usando strumenti e valutando i risultati lungo il percorso. Se gli chiedi "quanti ordini sono rimasti aperti questa settimana e mandami il riepilogo", un chatbot ti spiega come potresti scoprirlo; un agente interroga davvero il database, conta gli ordini, compone il riepilogo e, se autorizzato, invia l'email. La differenza non è l'intelligenza del modello, ma l'impalcatura che gli sta attorno.

AspettoChatbotAgente AI
InputUn messaggio alla voltaUn obiettivo da raggiungere
OutputTesto di rispostaAzioni concrete e risultato finale
PassiUno (domanda e risposta)Molti, decisi in autonomia
StrumentiAssenti o molto limitatiCentrali: database, API, codice, web
MemoriaCronologia della chatMemoria di lavoro più archivio a lungo termine
RischioRisposta sbagliataAzione sbagliata, con conseguenze reali
Costo per compitoPrevedibile, una chiamataVariabile, cresce con il numero di passi

L'ultima riga merita attenzione. Siccome un agente può compiere azioni con conseguenze, un suo errore non è solo una frase sbagliata: può essere un'email partita per sbaglio o un record modificato male. È il motivo per cui la progettazione di un agente è anche, da subito, un problema di sicurezza e di permessi, non solo di qualità delle risposte.

Come creare agenti AI: dai mattoni al primo prototipo

Capire come creare agenti AI nella pratica vuol dire mettere in fila i quattro mattoni e dare loro un'impalcatura che li faccia lavorare insieme. Il percorso tipico, al netto della libreria scelta, segue sempre la stessa logica, e conviene conoscerla prima di toccare il codice.

Si parte dall'obiettivo e dal prompt di sistema, cioè le istruzioni di fondo che definiscono chi è l'agente, cosa deve fare, cosa non deve fare mai, e come usare gli strumenti. È il documento che dà all'agente la sua "personalità operativa" e i suoi paletti. Un prompt di sistema vago produce un agente che divaga; uno scritto con cura produce un agente prevedibile. Qui non serve eleganza letteraria, serve precisione: regole chiare, priorità esplicite, esempi di comportamento corretto.

Poi si definiscono gli strumenti, uno per uno, con descrizioni che un estraneo capirebbe, perché il modello li legge esattamente come farebbe una persona nuova. Si collega la memoria di lavoro, si imposta il ciclo con i suoi limiti di passi e di spesa, e si prova l'agente su casi reali osservando non solo la risposta finale ma ogni passo intermedio. Questo esame del ragionamento passo per passo è la parte che insegna di più: è lì che si vede perché l'agente ha sbagliato e cosa correggere, se un strumento mal descritto o un'istruzione ambigua.

Partire minimale e aggiungere con metodo

L'errore più comune di chi inizia è costruire subito un agente onnipotente con dieci strumenti e piani complessi. Funziona male e non si capisce perché. Il metodo che regge è l'opposto: partire da un agente con un solo strumento e un obiettivo stretto, farlo funzionare in modo affidabile, poi aggiungere capacità una alla volta, misurando a ogni aggiunta se le cose migliorano o peggiorano. Un agente semplice che fa bene una cosa vale più di un agente ambizioso che ne sbaglia dieci.

Conviene anche distinguere tra un singolo agente e un sistema di più agenti che collaborano. All'inizio quasi sempre basta un agente solo. I sistemi multi-agente, con un coordinatore che distribuisce il lavoro a sotto-agenti specializzati, risolvono problemi reali ma aggiungono complessità, costi e punti di rottura. Si introducono quando un singolo agente non regge più il compito, non per moda.

Un esempio concettuale di agente, descritto a parole

Immaginiamo un agente incaricato di un compito concreto e innocuo: preparare ogni mattina un riepilogo delle richieste di assistenza arrivate nella notte. Non serve codice per capirlo, basta seguirlo passo per passo come se gli guardassimo i pensieri.

L'obiettivo che riceve è: "Raccogli le richieste di assistenza delle ultime dodici ore, raggruppale per tema, segnala le tre più urgenti e scrivi un riepilogo breve per il responsabile". Nel prompt di sistema gli abbiamo detto chi è, che tono usare, e una regola ferrea: non rispondere ai clienti e non chiudere nessuna richiesta, solo leggere e riassumere.

Primo giro del ciclo. L'agente ragiona: "Per raggruppare le richieste devo prima averle. Uso lo strumento che interroga il sistema di ticket". Chiama la funzione con il filtro temporale giusto. Il software esegue la query vera e gli restituisce, poniamo, quaranta richieste con testo e orario. Questo risultato entra nella sua memoria di lavoro.

Secondo giro. Ora l'agente ha i dati e ragiona sul da farsi: "Devo capire i temi ricorrenti". Qui non gli serve uno strumento esterno, usa la sua capacità linguistica per leggere i quaranta testi e raggrupparli: problemi di accesso, richieste di rimborso, domande sulla spedizione. Decide che le più urgenti sono quelle in cui il cliente segnala un addebito doppio.

Terzo giro. L'agente ragiona: "Ho i gruppi e le urgenze, ora scrivo il riepilogo come richiesto". Non chiama strumenti, produce il testo finale rispettando il formato chiesto. Poi valuta la condizione di uscita: l'obiettivo è raggiunto, quindi conclude senza fare altro. In particolare non invia nulla ai clienti, perché il suo prompt di sistema glielo vieta, e non ha nemmeno lo strumento per farlo.

Questo esempio mostra tre cose importanti. Il loop non è infinito: si ferma quando il compito è fatto. L'agente alterna passi con strumenti e passi di solo ragionamento. E la sicurezza non è un'aggiunta finale, è incisa nella scelta di quali strumenti dargli: se non ha la funzione per scrivere ai clienti, non potrà mai farlo per errore, nemmeno se un testo malevolo in una richiesta provasse a convincerlo.

Casi d'uso reali degli agenti AI

Gli impieghi che funzionano sono più prosaici di quanto la narrazione suggerisca, e proprio per questo reggono in produzione. Si possono raggruppare in tre grandi famiglie.

La prima è l'automazione di processi ripetitivi. Un agente che smista le email in arrivo e le instrada all'ufficio giusto, estraendo i dati chiave e aprendo il ticket corretto. Un agente che prende un documento in linguaggio naturale, ne estrae i campi strutturati e li inserisce in un gestionale. Un agente che a fine giornata raccoglie i dati sparsi in più sistemi e compila un report. Il filo comune è un lavoro noioso, regolare e ben definito, dove l'agente toglie alla persona la parte meccanica e le lascia il controllo.

La seconda famiglia sono gli assistenti operativi. Non il chatbot che spiega, ma l'assistente che agisce: prenota, aggiorna, cerca e compone. Un assistente interno che, su richiesta, trova la clausola giusta in migliaia di contratti e la riassume. Un assistente di supporto che recupera lo storico di un cliente, propone una risposta e la lascia approvare a un operatore prima dell'invio. La presenza di una persona che approva i passi delicati è ciò che rende questi sistemi usabili davvero.

La terza è la ricerca e l'analisi. Un agente che, dato un argomento, cerca su più fonti, legge, confronta e produce una sintesi con i riferimenti. Un agente che esplora un database rispondendo a domande di business, scrivendo ed eseguendo le interrogazioni al posto di chi non sa farlo. Qui il valore è comprimere ore di raccolta manuale in minuti, a patto di verificare sempre le fonti, perché un agente convincente può anche essere convintamente in errore.

Il tratto che accomuna i progetti riusciti è che partono da un problema circoscritto e misurabile, non da "vogliamo gli agenti AI". Chi insegue la tecnologia in cerca di un problema di solito spende e non conclude. Chi parte da un collo di bottiglia concreto ha già il metro per capire se il sistema ha funzionato.

Cosa serve imparare per creare agenti AI

Costruire agenti non richiede un dottorato, ma richiede un insieme di competenze pratiche precise. Elencarle aiuta a capire da dove partire e a non disperdersi inseguendo ogni novità.

Il primo blocco sono le API dei modelli: come inviare una richiesta, gestire la cronologia dei messaggi, leggere la risposta, trattare gli errori e la latenza. Senza questo, non si costruisce nulla: è l'alfabeto. Serve anche capire come i modelli contano i token, perché da lì dipendono costi e limiti.

Il secondo blocco è il tool use, cioè l'arte di definire strumenti e farli usare bene dal modello. Qui si impara a scrivere descrizioni efficaci, a strutturare i parametri, a gestire i casi in cui il modello sceglie lo strumento sbagliato o inventa un parametro. È la competenza che separa un agente giocattolo da uno affidabile.

Il terzo blocco è l'orchestrazione: come costruire il loop, gestire la memoria, impostare i limiti, coordinare più strumenti e, nei casi avanzati, più agenti. Ci si lega a queste competenze anche il tema della valutazione, cioè come misurare se l'agente fa il suo lavoro, e quello della sicurezza. Vediamoli con una tabella di orientamento.

CompetenzaCosa impararePerché serve
API dei modelliRichieste, messaggi, errori, tokenÈ la base tecnica di qualsiasi agente
Tool useDefinire e descrivere strumenti, gestire i parametriDetermina cosa l'agente sa fare davvero
OrchestrazioneLoop, memoria, limiti, coordinamentoTiene insieme i pezzi e li rende affidabili
Recupero documentiRicerca semantica e memoria a lungo termineDà all'agente conoscenza aggiornata e specifica
ValutazioneCasi di prova, metriche, monitoraggioPermette di sapere se l'agente funziona
SicurezzaPermessi, injection, dati sensibiliEvita che un'azione sbagliata faccia danni

Non tutto serve subito e non tutto allo stesso livello. Un primo agente utile si costruisce con API, tool use e un loop semplice. Il resto si aggiunge quando il compito lo richiede, con un ordine dettato dal problema concreto e non dalla voglia di usare la tecnica più discussa del momento.

Serve saper programmare?

Per costruire agenti robusti e personalizzati, sì: serve saper programmare, tipicamente in Python, che è il linguaggio dove vivono quasi tutte le librerie del settore. Detto questo, esistono piattaforme visuali che permettono di assemblare automazioni con agenti senza scrivere codice, collegando blocchi tra loro. Sono ottime per prototipare, per automazioni personali e per capire la logica, e in molti casi aziendali bastano. Hanno però un tetto: quando serve controllo fine, integrazioni insolite o costi ottimizzati, si torna al codice. Chi vuole fare di questo un mestiere difficilmente evita del tutto la programmazione, ma può iniziare dal basso senza scoraggiarsi.

Esempio numerico del costo di un agente AI

Questo è un esempio costruito a mano, con prezzi ipotetici e arrotondati, solo per mostrare il ragionamento: i numeri reali dipendono dal modello e dal fornitore, e cambiano spesso. Serve a capire un punto che sorprende quasi tutti i principianti: un agente costa più di un chatbot a parità di compito, perché il loop moltiplica le chiamate al modello.

Immaginiamo l'agente di riepilogo descritto prima, che gira su 200 compiti al giorno. Ogni compito richiede in media 4 passi del ciclo, cioè 4 chiamate al modello. A ogni chiamata rimandiamo la cronologia che cresce, diciamo in media 3.000 token di input, e il modello produce circa 400 token di output per decidere il passo.

Facciamo i conti con prezzi ipotetici di 1 euro ogni milione di token in ingresso e 3 euro ogni milione in uscita. Input giornaliero: 200 compiti × 4 passi × 3.000 token = 2.400.000 token, cioè 2,40 euro. Output: 200 × 4 × 400 = 320.000 token, cioè 320.000 ÷ 1.000.000 × 3 = 0,96 euro. Totale circa 3,36 euro al giorno, intorno a 100 euro al mese per il solo consumo del modello.

Il punto didattico non è la cifra, che è inventata, ma il metodo e le due lezioni che ne escono. Primo: il fattore moltiplicativo è il numero di passi, quindi un agente che gira dieci volte invece di quattro costa più del doppio. Secondo: siccome la cronologia cresce a ogni giro, i passi finali di un compito lungo costano più dei primi, perché portano nel contesto tutto ciò che è successo prima. Un corso che insegna a fare questo conto prima di lanciare evita la doccia fredda quando il volume cresce. A questi costi vanno poi aggiunti l'archivio della memoria, l'infrastruttura e il tempo delle persone, che spesso superano la bolletta del modello.

Rischi e limiti degli agenti AI, detti con onestà

Un percorso che vende solo entusiasmo fa un cattivo servizio. Gli agenti hanno limiti strutturali che nessuna libreria elimina, e proprio perché agiscono i loro errori pesano più di quelli di un chatbot.

Il primo rischio è l'accumulo di errori. In un compito a molti passi, uno sbaglio iniziale si trascina e amplifica: l'agente prende una strada sbagliata e ci costruisce sopra. Il secondo è l'affidabilità variabile: lo stesso agente può risolvere un caso brillantemente e fallirne uno simile, perché il modello sotto non è deterministico. Il terzo è la sicurezza. Un agente che può eseguire azioni può eseguire quelle sbagliate, e la cosiddetta prompt injection diventa più pericolosa: un testo malevolo letto da una pagina o da un documento può provare a dirottare il comportamento dell'agente proprio quando ha le mani sui comandi.

Le pratiche sensate sono chiare e vanno adottate dal primo giorno. Permessi minimi: l'agente ha solo gli strumenti strettamente necessari, niente di più. Human-in-the-loop: una persona approva le azioni irreversibili o costose prima che partano. Limiti di passi e di spesa per evitare cicli fuori controllo. Registrazione di tutto ciò che l'agente fa, per poter ricostruire cosa è successo. Nei contesti ad alta posta (soldi, dati personali, comunicazioni verso clienti) la supervisione umana resta indispensabile.

AspettoLato a favoreLato critico
Autonomia✔ Risolve compiti a più passi senza uno script rigido✘ Un errore a metà strada si propaga nei passi seguenti
Capacità di agire✔ Non spiega soltanto, compie azioni concrete✘ Un'azione sbagliata ha conseguenze reali, non solo testuali
Costi✔ Si paga a consumo, senza grandi spese iniziali✘ Il loop moltiplica le chiamate e fa salire la spesa
Affidabilità✔ Con strumenti buoni e limiti diventa prevedibile✘ Resta non deterministico: stesso compito, esiti diversi
Sicurezza✔ Permessi minimi e approvazione umana contengono i danni✘ La prompt injection è più rischiosa quando l'agente agisce
Competenze✔ Le basi si imparano in poche settimane di studio serio✘ Il campo cambia in fretta e impone aggiornamento continuo
Regola operativa da tenere a mente: più potere dai a un agente, più paletti devi mettergli attorno. L'autonomia senza controlli non è un traguardo, è un incidente che aspetta di accadere.

Framework e strumenti per costruire agenti

Nessuno scrive un agente partendo dal nulla assoluto. Esistono librerie e ambienti che offrono i mattoni già pronti: la gestione del loop, l'integrazione degli strumenti, la memoria, il coordinamento. Conoscerne la logica conta più che imparare a memoria i nomi, perché il panorama cambia in fretta e i concetti restano.

Alcuni fornitori di modelli offrono kit ufficiali per costruire agenti attorno alle proprie API, pensati per gestire in modo pulito il ciclo di chiamata agli strumenti. Esistono poi librerie generaliste, nate per orchestrare catene di passi e agenti, che funzionano con modelli diversi e offrono tanti componenti già fatti: ottime per non reinventare la ruota, a volte generose di astrazioni che nascondono ciò che accade sotto. Per chi vuole imparare davvero, un buon esercizio è costruire un agente minimale a mano una volta, per vedere il loop nudo, e solo dopo adottare un framework con cognizione di causa.

Sul fronte senza codice, le piattaforme di automazione visuale permettono di collegare servizi e inserire passi basati su modelli linguistici trascinando blocchi. Per molte automazioni aziendali e personali sono la via più rapida al risultato, e sono anche un ottimo modo per capire la logica di orchestrazione prima di scrivere una riga di programma.

ApproccioPunti di forzaPunti deboliQuando preferirlo
Kit ufficiale di un fornitorePulito, allineato al modello, poche sorpreseLegato a quel fornitoreSi usa già quel modello e si vuole semplicità
Libreria generalistaMolti componenti, indipendente dal modelloAstrazioni che nascondono il funzionamentoProgetti articolati, più strumenti e fonti
Agente scritto a manoControllo totale, si capisce ogni pezzoPiù lavoro, nessuna rete di sicurezzaImparare, o casi con esigenze molto specifiche
Piattaforma senza codiceVeloce, visiva, nessuna programmazioneTetto di flessibilità e di controllo dei costiPrototipi e automazioni aziendali standard

Agente singolo o sistema multi-agente

Quando un compito diventa troppo grande per un solo agente, si affaccia l'idea di dividerlo tra più agenti specializzati che collaborano. L'architettura tipica prevede un agente coordinatore che riceve l'obiettivo, lo spezza e assegna le parti a sotto-agenti dedicati: uno che cerca, uno che analizza, uno che scrive. Ogni sotto-agente ha il suo prompt, i suoi strumenti e un ambito ristretto, e restituisce il proprio risultato al coordinatore, che ricompone il tutto.

Il vantaggio è la specializzazione: un agente con un compito stretto e pochi strumenti sbaglia meno di uno tuttofare con venti strumenti e istruzioni confuse. Suddividere aiuta anche a leggere e correggere il sistema, perché ogni pezzo fa una cosa sola. Lo svantaggio è la complessità che si aggiunge: più agenti vogliono dire più chiamate al modello, quindi più costi e più lentezza, oltre a nuovi punti dove il passaggio di informazioni tra agenti può perdere qualcosa per strada.

La regola pratica è resistere alla tentazione. I sistemi multi-agente affascinano, ma la maggior parte dei problemi reali si risolve con un agente singolo ben fatto. Si passa a più agenti quando un agente solo mostra chiaramente i suoi limiti su quel compito preciso, non per inseguire un'architettura che sembra più sofisticata. Chi comincia con un singolo agente, lo porta alla maturità e solo dopo valuta se dividerlo, costruisce sistemi più solidi di chi parte subito con uno sciame di agenti che si rimbalzano il lavoro.

La pianificazione: come un agente scompone un obiettivo

C'è un aspetto che distingue gli agenti più capaci da quelli rudimentali: la pianificazione. Un obiettivo come "prepara un confronto tra tre fornitori e dimmi quale conviene" non si risolve in un colpo solo. Va scomposto in sotto-compiti: raccogliere i dati di ciascun fornitore, normalizzarli, confrontarli sui criteri giusti, scrivere la sintesi. Un agente che tenta tutto insieme si confonde; un agente che prima fa un piano e poi lo esegue passo per passo è molto più solido.

La forma più semplice di pianificazione è chiedere al modello, come primo passo del ciclo, di scrivere l'elenco dei passi che intende seguire prima di agire. Questo piano entra nella memoria di lavoro e fa da bussola per i giri successivi. Quando un passo fallisce, un agente ben costruito non abbandona: rivede il piano, prova una strada alternativa, oppure segnala di non farcela invece di inventare un risultato. La capacità di ripianificare davanti a un ostacolo è ciò che separa un agente utile da uno che si blocca al primo intoppo.

C'è però un equilibrio da trovare. Piani troppo dettagliati, decisi tutti all'inizio, diventano rigidi e si scontrano con la realtà che cambia man mano che l'agente scopre cose. Piani troppo vaghi lasciano l'agente senza direzione. La pratica insegna a tenere il piano leggero e a rivederlo durante l'esecuzione, un compromesso che i corsi seri fanno provare su casi concreti invece di spiegarlo solo a parole.

Mettere a punto e osservare un agente in produzione

Un agente che funziona nel giorno della demo e un agente che regge in produzione sono due cose diverse. Il ponte tra le due si chiama osservabilità: la capacità di vedere, per ogni esecuzione, cosa ha deciso l'agente, quali strumenti ha chiamato, con quali parametri, quali risultati ha ottenuto e quanto ha speso. Senza questa visibilità, quando qualcosa va storto si è ciechi, e con gli agenti qualcosa va storto spesso.

La pratica di base è registrare l'intera traccia di ogni compito: la sequenza di pensieri e azioni, passo per passo. Rileggere queste tracce è il modo migliore per capire perché un agente sbaglia. Quasi sempre la causa non è il modello, ma una descrizione ambigua di uno strumento, un'istruzione poco chiara nel prompt di sistema, o un caso limite che non si era previsto. Correggere questi dettagli migliora l'agente più che cambiare modello.

Ci si lega qui anche la valutazione continua. Si costruisce un piccolo insieme di compiti di prova, con obiettivi realistici ed esiti attesi, e si fa girare l'agente su quell'insieme ogni volta che si cambia qualcosa: un'istruzione, uno strumento, un modello. È l'equivalente dei test automatici nel software. Senza, si procede a sensazione e si gira in tondo, convinti di aver migliorato quando magari si è peggiorato altrove. I sistemi che reggono nel tempo sono quelli che raccolgono i casi in cui l'agente ha fallito e li trasformano in nuovi test, imparando dai propri errori in modo strutturato.

Come iniziare a creare agenti AI senza perdersi

Il campo è vasto e cambia in fretta, e questo spaventa chi comincia. La buona notizia è che le fondamenta si muovono lentamente: modello che decide, strumenti, memoria e loop restano validi anche quando esce la libreria nuova. Conviene costruire prima quelle, e solo dopo inseguire le novità. Un ordine di studio sensato riduce la dispersione.

  1. Prima l'intuizione del meccanismo: cosa succede dentro il ciclo di un agente e perché si comporta così.
  2. Poi le API dei modelli e il tool use su un agente con un solo strumento e un obiettivo stretto, da far funzionare in modo affidabile.
  3. Quindi la memoria e il recupero di documenti, per dare all'agente conoscenza propria e farlo lavorare su casi reali.
  4. Poi la valutazione e la sicurezza, perché senza misurare non si sa se migliora e senza permessi si rischiano danni.
  5. Infine i temi avanzati, come i sistemi multi-agente, solo quando un agente singolo non basta più davvero.

Il metodo che funziona è sempre lo stesso: studiare un concetto, provarlo su un caso proprio, osservare dove si rompe, aggiustare. La teoria senza pratica scivola via dopo una settimana; la pratica senza teoria produce persone che sanno ripetere ma non adattare. Un buon percorso alterna le due cose in continuazione e lascia strumenti per andare avanti da soli quando il corso finisce, perché il campo non aspetta.

Dove approfondire: percorsi per creare agenti AI

Chi vuole passare dalla comprensione alla pratica trova sulla piattaforma due percorsi complementari dedicati proprio a questi temi. La AI Agentic Applications Masterclass affronta nel concreto la costruzione di applicazioni basate su agenti: come impostare il loop, come dare strumenti al modello, come gestire memoria e orchestrazione fino ad arrivare a sistemi che lavorano su compiti reali. È la scelta naturale per chi ha capito la teoria di questo testo e vuole mettere le mani in pasta.

Per chi preferisce entrare dal lato di uno strumento specifico e molto usato, il corso OpenAI Agents SDK mostra come costruire agenti con un kit dedicato, concentrandosi sul function calling, sul ciclo di chiamata agli strumenti e sulla gestione pratica delle conversazioni a più passi. È un buon modo per vedere i concetti di questo testo calati in un ambiente concreto e strutturato.

Attorno a questi due, chi parte più indietro può prima consolidare le basi dei modelli linguistici con la Masterclass su LLM, dato che un agente è anzitutto un modello linguistico usato bene, mentre chi programma e vuole rafforzare gli strumenti del mestiere può guardare a AI per Sviluppatori. Per le automazioni senza codice restano utili i percorsi su AI Automation con n8n e AI Automation con Make. Altri titoli affini sono raccolti nella categoria Tecnologia e AI e nell'elenco completo dei corsi.

Un'ultima avvertenza di metodo: nessun corso trasforma in esperti in un pomeriggio, e qualsiasi promessa in tal senso è un segnale da leggere con diffidenza. La competenza sugli agenti AI si costruisce studiando il meccanismo, provando sui propri dati e sbagliando in un contesto controllato, con permessi stretti e limiti chiari. Un buon percorso accorcia la strada e la rende meno accidentata; il tragitto resta a chi lo percorre.

AI Agentic Applications Masterclass per costruire applicazioni basate su agenti, con OpenAI Agents SDK come via pratica per partire da un kit concreto.

Domande frequenti

Che cos'è un agente AI?

È un sistema software che usa un modello linguistico per decidere, passo dopo passo, come raggiungere un obiettivo. A differenza di un chatbot, non si limita a rispondere: usa strumenti esterni per compiere azioni, osserva i risultati e sceglie la mossa successiva. Nasce dall'unione di modello, strumenti, memoria e un loop di ragionamento.

Da dove iniziare per capire come creare agenti AI?

Chi vuole capire come creare agenti AI dovrebbe partire dai quattro mattoni di base: il modello che decide, gli strumenti che gli danno capacità di agire, la memoria e il ciclo di controllo. Conviene costruire prima un agente con un solo strumento e un obiettivo stretto, farlo funzionare bene e solo dopo aggiungere capacità una alla volta.

Qual è la differenza tra un chatbot e un agente AI?

Un chatbot riceve un messaggio e produce testo in un solo turno. Un agente riceve un obiettivo e compie più passi concatenati, usando strumenti e valutando i risultati lungo il percorso. La differenza non è l'intelligenza del modello, ma l'impalcatura che gli sta attorno e la capacità di agire.

Serve saper programmare per creare agenti AI?

Per agenti robusti e personalizzati sì, di solito in Python, dove vivono quasi tutte le librerie del settore. Esistono però piattaforme visuali senza codice, ottime per prototipare e per molte automazioni aziendali standard. Hanno un tetto di flessibilità, ma permettono di iniziare dal basso senza scoraggiarsi.

Quali sono i rischi principali degli agenti AI?

L'accumulo di errori lungo i passi, l'affidabilità variabile dovuta alla natura non deterministica del modello, e la sicurezza, perché un agente che agisce può compiere azioni sbagliate. Si contengono con permessi minimi, approvazione umana sulle azioni delicate, limiti di passi e di spesa e la registrazione di tutto ciò che l'agente fa.

Continua a leggere

  1. Corso su Claude AI: cosa impari e a cosa serve

    Cos'è Claude, l'assistente AI di Anthropic, e cosa dovrebbe insegnarti un buon corso: contesto lungo, scrittura e codice, differenze con...

  2. AI automation con n8n e Make: automatizzare senza codice

    Cosa sono n8n e Make, come ci metti dentro i modelli AI, dove conviene l'uno e dove l'altro. Casi d'uso, un flusso raccontato passo...

  3. Matematica per il machine learning: quella che serve davvero

    Non serve una laurea in matematica per fare machine learning, ma le basi sì. Ecco quali aree contano davvero, a che profondità studiarle e cosa...

  4. Corso su Google Gemini: usarlo bene per lavoro e studio

    Cos'è Google Gemini e come si integra con Gmail, Documenti e Fogli, dove rende di più per la produttività, in cosa differisce da ChatGPT e...

Newsletter

Le nuove guide, per email

Ti scriviamo quando esce una guida nuova o entrano in catalogo corsi che vale la pena segnalare. Ogni email ha il link per cancellarti.

Controlla la posta: ti abbiamo mandato il link per confermare l'iscrizione.

Tutte le guide